Sviluppare le imprese di servizio e delocalizzare l’offerta

Nel particolare ambito dell’impresa turistica, a parte il ruolo giocato dal cliente ai fini della commercializzazione del prodotto-servizio, le risorse umane costituiscono ancora l’elemento centrale ed insostituibile sui cui impostare il successo di qualsiasi attività aziendale. Tuttavia, nel mercato turistico globale, la cultura dell’accoglienza è condizione indispensabile ma non sufficiente a garantire i flussi e ad assicurarne la redistribuzione spazio-temporale, in osservanza di un’adeguata politica di marketing.

Programmare l’evento in funzione delle caratteristiche del mercato

In altri termini, per raggiungere l’obiettivo turistico che fa ormai parte delle finalità tipiche della organizzazione degli eventi, un sistema di accoglienza in grado di cogliere i benefici che l’evento stesso comporta, anche sotto il profilo della destagionalizzazione dei flussi, deve comunque poter contare su un’organizzazione capace di programmare l’evento in funzione delle caratteristiche del mercato e, soprattutto, delle esigenze di promo-commercializzazione di un’operazione che deve garantire un rientro adeguato all’entità degli investimenti richiesti.

Per citare un esempio concreto, se opportunamente confezionata e promozionata sul mercato interno ed internazionale, l’Estate Romana potrebbe offrire un valido contributo all’obiettivo delle destagionalizzazione dei flussi turistici, ponendosi come modello anche per le altre città d’arte.

Sempre nell’ottica della destagionalizzazione, organizzare una serie di eventi lungo le vie della Capitale potrebbe rendere più attraente lo shopping natalizio, valorizzando un periodo altrimenti poco interessante per l’incoming.

Tra l’altro, la pressione della concorrenza nel trasporto aereo ed il conseguente moltiplicarsi delle operazioni promozionali contribuiscono ad incentivare la propensione al viaggio, soprattutto nel periodo di bassa stagionalità. De resto, la crescente frequenza con cui gli europei scelgono New York come meta dei loro week-end, o per le festività di fine anno, non è altro che il risultato di un’operazione promozionale sapientemente orchestrata per trasformare la “Grande Mela” nella capitale dello shopping mondiale.

Articolare l’offerta

Un altro aspetto non meno importante sul quale occorre intervenire è anche quello della delocalizzazione dell’offerta. Per alleggerire la pressione esercitata sulle principali località turistiche nei periodi di alta stagione, può essere utile riscoprire le risorse diffuse sul territorio, riqualificandolo e promuovendone le valenze ai fini della loro commercializzazione. Ma per fare questo è importante ragionare in termini di qualità, da valutarsi sempre in rapporto al prezzo, tenendo presente che la qualità si riconosce dallo standard delle strutture di accoglienza, ma anche dalle condizioni di agibilità e di efficienza delle infrastrutture. Del resto, quando si tratta di lanciare una destinazione periferica rispetto ai circuiti di turismo di massa, l’accessibilità e l’organizzazione dell’accoglienza diventano fattori discriminanti, posto che la richiesta che si rivolge a questo genere di prodotti proviene da un turista che si muove a titolo individuale, con tutte le difficoltà che comporta la scelta di questa formula rispetto all’alternativa del viaggio “tutto compreso”. In effetti, l’attrattività delle località periferiche dipende, in larga misura, dalla capacità di organizzare e di promo-commercializzare l’offerta locale in modo coerente e qualificato rispetto alle esigenze di un turismo che deve poter avere facile accesso ad un apparato infrastrutturale efficiente, in termini di fruibilità e di agilità degli spostamenti, e ad un livello di accoglienza in grado di soddisfare quelle esigenze di animazione che il “tutto compreso” incluse già nel pacchetto e che l’offerta locale si deve invece far carico di proporre ad un turista “fai da te” che, nella maggior parte dei casi, è attratto soprattutto dalla competitività dei prezzi e dai valori della tradizione culturale, ambientale ed eno-gastronomica tipica del territorio.

Marchi di qualità

Un altro aspetto da considerare è poi quello dei marchi di qualità. Nei servizi, più che in altri settori, la qualità è un fattore estremamente importante, soprattutto perché l’impossibilità di immagazzinare i prodotti rende molto più difficile far quadrare i bilanci di strutture aziendali che, per le caratteristiche tipiche del mercato in cui operano, devono saper gestire, con la stessa efficienza, oscillazioni della domanda pari anche al 70/80%. Proprio per questo, rispetto alla questione del “Marchio di Qualità”, sarebbe opportuno adeguarsi agli orientamenti comunitari in materia di concorrenza, riducendo i vincoli che condizionano l’accesso alle professioni ed all’impresa ed intensificando, invece, i controlli sulle aziende che violano le leggi del mercato.

Quanto alla legge sull’imprenditorialità giovanile, aldilà di ogni considerazione in merito all’effettivo conseguimento degli obiettivi stabiliti sulla carta, essa ha comunque contribuito allo sviluppo di una cultura imprenditoriale più credibile rispetto alla precedente tendenza ad identificare l’imprenditore con l’avventuriero senza scrupoli e “affamatore di popolo”.

In altri termini, il dibattito operativo a livello istituzionale e, di riflesso, a livello diffuso, ha restituito dignità e valore alla figura dell’imprenditore come soggetto capace di rischiare e di mettersi in gioco, ma anche consapevole e, quindi, culturalmente e professionalmente preparato a fronteggiare i rischi insiti nell’attività d’impresa.

Tuttavia, per sopravvivere alle sfide poste da un mercato che si va facendo sempre più competitivo, il fatto di possedere la preparazione e gli strumenti culturali indispensabili alla stesura di un business plan deve comunque accompagnarsi a doti innate, come la disponibilità all’innovazione, o acquisite per esperienza, come la capacità di fiutare i nuovi trend della domanda.

Occorre dunque trovare il modo di coniugare l’entusiasmo dei giovani con l’esperienza dei vecchi, prevedendo, ad esempio, una qualche forma di tutoraggio.

di Paolo Galli
Presidente ASSOTOUR Confindustria

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