Sette anni di interventi urbani

Verso il ”nuovo rinascimento” di Roma

Le cifre ufficiali presentate alla fine del 2000 dall’Agenzia Romana per il Giubileo parlano di 25 miliardi di turisti, il 23% in più rispetto al 1999. Il forte incremento degli arrivi e delle stesse presenze(+ 30% rispetto al 1999) generalmente attribuito alla straordinarietà dell’evento giubilare, è nondimeno riconducibile a scelte programmatiche già avviate dalla giunta capitolina nel 1993.

Così, se per un verso i molti interventi, le diverse iniziative, i numerosi arricchimenti lungo tutto il reticolo urbano costituiscono l’eredità del maquillage della città legata alle realizzazioni per ospitare l’Anno Santo, per un altro verso appare evidente come gli interventi realizzati fra il 1999 e il 2000 rappresentino un elemento di continuità di una politica urbanistica le cui linee di sviluppo erano già state precedentemente tracciate dalla giunta comunale, linee di sviluppo omogenee agli interventi straordinari per il Giubileo, cui strutturalmente si sono saldate.

In tale prospettiva le politiche urbanistiche individuate dalla Giunta Comunale di Roma hanno adottato come obiettivo strategico la ridefinizione dello spazio urbano, inteso come aggregazione ed intreccio fra vissuto dei residenti e percorsi prettamente turistici. Tratto distintivo di tale ridefinizione, sono state le modifiche di destinazione in grado di cambiare congiuntamente il significato urbanistico di determinate aree e le abitudini stesse degli abitanti. Così, sull’esempio di alcuni metropoli europee, anche a Roma si è affermata la tendenza a recuperare vecchie strutture industriali in disuso allo scopo di farne altrettanti poli culturali adibiti a musei, sedi di spettacoli teatrali e musicali, istituzioni universitarie. In questo modo, un numero rilevante di edifici abbandonati o in totale degrado sono tornati a nuova vita e, nello stesso tempo, hanno cambiato le cifre urbanistiche delle zone in cui insistono. E’ quanto sta accadendo – o accadrà – con la destinazione degli edifici dell’ex area industriale di via Ostiense a polo universitario, con l’utilizzo dei vecchi stabilimenti della Mira Lanza come superficie per performance teatrali (Teatro India), con l’impiego dell’ex Centro per l’Igiene Mentale di S. Maria della Pietà per esposizione ed esibizioni teatrali o, infine, con le strutture del Mattatoio trasformate in uno spazio polifunzionale dedicato alla cultura (Dipartimento di architettura della Terza Università, esposizioni, mostre, convegni).

Discorso a parte poi, nel campo dell’archeologia industriale, meritano i recuperi di ex opifici divenuti altrettanto musei e in grado di attrarre quote rilevanti di flussi turistici, articolando e potenziando l’offerta museale di Roma. Fra questi: la Centrale Montemartini sulla via Ostiense con statue e mosaici romani provenienti dai Musei Capitolini; l’ex Caserma Montello in via G. Reni destinata ad assumere – entro il 2004 – la funzione di Centro per le Arti Contemporanee di Roma e, fra le realizzazioni più significative, la trasformazione della Fabbrica della Birra Peroni in Galleria Comunale d’Arte Moderna. Quest’ultimo intervento si pone come esempio da seguire per successive operazioni di recupero di archeologia industriale, perché è stato capace di abbinare la ricchezza degli spazi espositivi con la funzionalità di (ri)arredo urbano. Il cambiamento urbanistico che la Galleria Comunale d’Arte Moderna ha lasciato alla zona circostante infatti, è avvenuto tramite la creazione di una piazza-foyer illuminata dalle luci naturali delle vetrate che dominano il passaggio interno della galleria.

Oltre a ciò, il “Rinascimento” culturale e, quindi, di potenzialità turistica di Roma non ha esaurito il suo slancio solo attraverso gli interventi urbanistici che possiamo definire di “modifica di destinazione”, vale a dire con il semplice rapporto di volumi edilizi in disuso. In effetti, il riconoscimento del turismo come prima industria cittadina, ha indirizzato la classe dirigente e gli operatori turistici a instaurare un clima di continui interventi urbanistici utili, allo stesso tempo,ai cittadini e ai visitatori. Così 432 miliardi di lire sono stati investiti sul patrimonio archeologico sommerso (102 sono invece i miliardi stanziati per l’archeologia tout court) portando al recupero di complessi quali Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, la Galleria Borghese, la Domus Aurea, le Scuderie del Quirinale (3000 metri quadri risistemati su progetto di Gae Aulenti, per una spesa di circa 15 miliardi e un afflusso record di visitatori, oltre 500 mila, per l’esposizione “I capolavori dell’Ermitage”), la Villa dei Quintili e il complesso sul Colle Capitolino del Grande Campidoglio (con l’acquisizione del Palazzo Clementino, l’integrazione del percorso museale del Tabularium e del Tempio di Veiove e la creazione del panoramico Caffè Capitolino).

Sul piano delle aree verdi, poi, il lascito dell’amministrazione ha prodotto risultati straordinari. Attraverso il Piano delle Certezze adottato nel maggio 1997, il 64% del territorio comunale (82.000 dei 129.000 ettari totali) è sottoposto ad un rigoroso regime di salvaguardia, che ha fatto di Roma il Comune più verde d’Europa. L’adozione di tali misure ha consentito negli ultimi tre anni la crescita
a 151 metri quadrati della dotazione di verde pubblico per abitante, contro gli 11,8 metri quadrati del 1996. Ha reso l’Agro Romano una cintura inviolabile di 40 mila ettari che circonda il tessuto urbano; ha creato un sistema di 11 parchi regionali dentro il perimetro del Comune di 33 mila ettari, autentici corridoi biologici che penetrano fino al cuore della città. Il sistema delle 11 riserve naturali è stato affidato a Roma Natura, l’Ente di Gestione delle aree naturali protette del Comune di Roma, sotto la cui gestione ricadono 14.000 ettari pari al territorio della municipalità di Bologna. La dotazione delle aree verdi metropolitane si è ulteriormente impreziosita con l’istituzione nel 1998 dell’Ente Parco dell’Appia Antica,un sistema archeologico-ambientale unico al mondo con una superficie complessiva di 3500 ettari lungo i 16 km. del rettilineo tracciato dalla via Appia Antica da Porto San Sebastiano fino ai confini amministrativi dei comuni di Marino e Ciampino ed estendibile, nel disegno del compianto Antonio Cederna, fino ai Fori Imperiali.

Parallelamente alla variante di Salvaguardia e al Piano delle Certezze, l’Amministrazione capitolina ha intrapreso una ferma politica di manutenzione urbana con la risistemazione di parchi e ville storiche come Villa Ada, Villa Pamphili,Villa Sciarra, e la riapertura della Casina delle Civette all’interno di Villa Torlonia come Museo delle vetrate Liberty.
Legata alla difesa del sistema ambientale, infine, è stata realizzata una politica di abbattimento del consumo di suolo abusivo con la cancellazione di 57 milioni di metri cubi edificabili ereditati dal Piano Regolatore del 1962 e la destinazione di 53,6 milioni di metri cubi di edificabilità complessiva, in un sistema fortemente integrato tra residenza, funzioni produttive, attrezzature pubbliche e privati quali, ad esempio, il rafforzamento del complesso universitario di Tor Vergata e “Roma 3” nella zona Ostiense, il piano insediativo e commerciale presso la Bufolotta, i Programmi di riqualificazione urbana relativi prevalentemente alle zone periferiche.
Interventi di riqualificazione, che sono stati integrati dal progetto “Cento piazze” e dalla cura dello spazio pubblico in periferia come nel centro storico. Così le mura , le porte, le piazze della città hanno ritrovato il loro colore originario. I dati sono eloquenti: 2400 le facciate ripulite dei palazzi, 128 i miliardi di lire spesi, centinaia le piazze recuperate tra cui Piazza del Popolo, Piazza S. Lorenzo in Lucina, Piazza S. Giovanni in Laterano, Piazza Risorgimento o – per uscire dal cuore della città – Piazza Capelvenere ad Acilia, Piazzale della Radio, Piazza Brin alla Garbatella, Piazza Bologna,ecc.

Sul piano della mobilità, l’impegno economico e progettuale ha prodotto un potenziamento della rete di trasporto pubblico su ferro attraverso la riconversione di tre linee ferroviarie in servizio metropolitano (FM), il prolungamento della linea A fino al terminale di Via Battistini, lo stanziamento di 2773 miliardi di lire per la costruzione della linea C della metropolitana lunga 30 Km., con 34 stazioni da Pantano alla zona nord di Roma. Anche la mobilità su gomma si è avvalsa di interventi atti a migliorare lo scorrimento, come la serie di complanari sul Raccordo Anulare per eliminare intersezioni e strettoie. Con il completamento di Via P. Togliatti e con 238 miliardi stanziati per creare una galleria di collegamento tra il Foro Italico e la Pineta Sacchetti.

A completare l’analisi delle tessere che tutti insieme costituiscono il mosaico del rilancio culturale e turistico della città, non va infine tralasciato la tesserina della creazione di nuovi poli per l’aggregazione giovanile, spazi adibiti a kermesse e raduni di massa di cui Roma era cronicamente priva. Tra questi l’utilizzazione dell’ex Air Terminal e del Campo Lanciani per ospitare la rassegna autunnale di Enzimi; lo spazio di Tor Vergata; l’area prospiciente l’ippodromo di Tor di Valle, lo spazio individuato per Fonopoli.

di Daniele Pascucci

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