La montagna e il recupero delle tradizioni artigiane

Non è il caso di ricordare l’importanza dell’artigianato in Italia, anche perché è noto che esso occupa circa il 25% delle risorse umane disponibili e rappresenta una delle voci più importanti della nostra bilancia commerciale.
Tuttavia, è forse il caso di ricordare le caratteristiche che fanno dell’artigianato un settore economico importantissimo per lo sviluppo sostenibile, storicamente meno favorite dallo sviluppo.
In primo luogo, l’artigianato è un fattore fondamentale di coesione in quanto, collegando i bisogni ai servizi, intreccia il tessuto produttivo con il tessuto sociale, attraverso una rete di aziende di piccolissima dimensione, distribuite in modo estremamente capillare su tutto il territorio nazionale.
Inoltre, l’artigianato agisce come ponte generazionale, altro fattore estremamente importante per comprendere il ruolo che esso può svolgere nelle zone in cui stiamo trattando, perché contribuisce a formare i giovani all’interno delle imprese, dando loro una prospettiva di inserimento all’interno della realtà produttiva e del mondo del lavoro.

Quanto al problema della perpetuazione di determinati saperi e della ereditarietà di alcune lavorazioni che stanno ormai scomparendo, l’artigianato può rappresentare la soluzione giusta per assicurare questo tipo di comunità storico-culturale, anche perché, in molte imprese artigiane, esiste ancora la capacità di fare mestiere o di rinnovare tradizioni artistiche che, quando non sono già sparite, sono entrate a far parte della produzione di massa e, quindi, non contribuiscono più alla sedimentazione culturale.
Ma l’artigianato è estremamente importante anche ai fini della manutenzione del territorio e del paesaggio, sia esso urbano che naturale.
Tuttavia, soprattutto dal punto di vista legislativo, poco è stato fatto per riconoscere questo ruolo alle imprese artigiane, nei confronti delle quali si è invece teso piuttosto ad accentuare i controlli rispetto ad un certo modo di produrre,come ad esempio, nel caso delle leggi sull’abbassamento dell’impatto ambientale.
Al contrario, nell’ottica della manutenzione del territorio, si esso urbano che naturale, l’incidenza dell’artigianato è determinante, basti pensare all’impatto dell’artigianato edile sulla struttura dei centri storici,o a quello della sentieristica, tanto per citare un’attività relativamente nuova, sulla conservazione e sulla gestione dei beni ambientali.

In questo senso, proprio perché APE è un progetto strategicamente molto rilevante, occorre sempre tener conto del ruolo fondamentale dell’artigianato e della opportunità che esso permanga là dove è necessario continuare ad operare. La permanenza delle imprese artigiane è infatti una condizione necessaria al popolamento attivo dei territori montani.
Solo così l’artigianato può trovare spazio nell’ambito del più generale discorso sulla sostenibilità dello sviluppo all’interno delle zone protette, almeno dal punto di vista di alcuni requisiti fondamentali, il primo dei quali è che la permanenza di una economia all’interno di queste aree non dia comunque luogo a nuove forme di assistenzialismo. In altri termini, le aziende che continuano a vivere nelle aree protette devono essere aziende vere, vitali e, dunque, in grado di reggere nel tempo le sfide dell’innovazione e della competizione.
Non ha alcun senso, infatti, mantenere in vita alcune aziende o alcune lavorazioni tradizionali, se prima non si è compresa la funzione dell’innovazione e la necessità che essa permanga all’interno delle imprese artigiane. Non tutti sanno, ad esempio, che circa il 30% dei brevetti depositati alla Camera di Commercio di Milano non provengono dalle grandi multinazionali, ma da imprese con meno di dieci dipendenti e, tuttavia, questa enorme capacità innovativa non viene diffusa, non viene riconosciuta e, soprattutto, non viene in alcun modo sostenuta dai meccanismi di incentivazione della ricerca.

Il secondo requisito esige invece che l’artigianato venga in qualche modo protetto dal rischio di contaminazione. In altri termini, non deve trattarsi di un’economia inventata o trapiantata, come spesso accade, anche all’interno del ciclo turistico, quando prodotti artigianali o apparentemente tali,
vengono venduti come tipici di una zona che in realtà si trova a decine, quando non a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione.
L’economia che dovrà insistere nell’ambito del Progetto Appennino non potrà quindi rimanere estranea alle coordinate storiche ed economiche delle aree in cui essa opera. E’ quindi occorre rilevare l’esistenza di un difetto di informazione rispetto ad un progetto che in realtà è ancora poco conosciuto. In effetti, in ambito convegnistico e dibattimento si parla molto di APE e, tuttavia, non esiste ancora una vera e propria documentazione, una bibliografia alla quale poter attingere per approfondire la comprensione e la conoscenza di quanto è stato fino ad ora elaborato, in termini di studi, e di ciò che è stato realizzato,in termini di programmazione economica.
Tenendo dunque conto dei requisiti sin qui individuati, bisognerà probabilmente partire dall’esistente, ovvero da quel tessuto economico che ancora sopravvive all’interno delle aree che vogliamo prendere in considerazione. Perché se nell’Appennino esiste tuttora un artigianato diffuso, è anche vero che esso convive con una serie di difficoltà sulle quali occorre intervenire per migliorare il contesto all’interno del quale le imprese sono chiamate ad operare.

Le condizioni necessarie per motivare la permanenza delle aziende già esistenti

Ma migliorare il contesto non vuol dire intervenire dall’alto, quanto piuttosto creare, o almeno favorire la creazione delle condizioni necessarie per motivare la permanenza delle aziende già esistenti e, soprattutto, per incoraggiare le nuove iniziative legate, ad esempio, all’imprenditoria
giovanile. Allo stato attuale, invece, la maggior parte dei nostri giovani artigiani, appena usciti dai corsi di formazione anche piuttosto specifici, si perdono di fronte ad una serie di procedure amministrative spesso inutili e defaticanti. Tanto per citare un esempio emblematico della capacità creativa della nostra burocrazia, l’ultima trovata, in ordine cronologico, prevede la necessità di far vidimare dalla Camera di Commercio il formulario di trasporto per le microquantità di rifiuti prodotti nell’esercizio dell’attività artigianale, il che vuol dire che un artigiano che opera nel paesino di una zona montana con poche centinaia di anime è costretto ad andare al capoluogo di provincia solo per far vidimare un blocchetto. E’ del tutto evidente che se non si snellisce il funzionamento del nostro apparato amministrativo,aprendo ad un mercato che occorre controllare con strumenti idonei e certamente diversi da quelli meramente burocratici, non si potrà offrire alcun servizio adeguato alle esigenze del far impresa.

Sotto questo profilo, inoltre, le imprese, anche le più piccole e periferiche, hanno bisogno di tutta una rete di servizi che vanno dalle poste di credito, fino al servizio di conoscenza degli appalti; un settore nel quale esiste un gap informativo per colmare il quale sono tuttavia in atto, con il contributo della comunità europea,una serie di interventi, anche di natura tematica: delle oltre 200mila occasioni di appalto bandite annualmente, ben poche sono, allo stato attuale, quelle che giungono a conoscenza delle piccole imprese, tanto più se si trovano ad operare all’interno di un comune montano.
Tuttavia, se è vero che la piccola impresa artigiana ha bisogno di un apparato di servizi non costoso, in grado di autofinanziarsi, è altrettanto, vero che, allo stato attuale, gli 88 adempimenti con cui essa è costretta a confrontarsi annualmente, finiscono, ad esempio, con lo scoraggiare un fotografo di aprire un’attività all’interno di un parco, nonostante la validità delle iniziative che, dai concorsi fotografici alla formazione delle scolaresche, la sua presenza potrebbe incoraggiare.
E gli esempi dell’anacronismo di una burocrazia che risale ormai al ventennio fascista, e che Bassanini non è riuscito a ridimensionare, riguardano praticamente tutti i settori dell’artigianato, perché se non ha più alcun senso imporre la vecchia licenza di pubblica sicurezza come requisito indispensabile all’esercizio dell’attività di fotografo, ciò è ancor più vero quando si tratta di proibire l’uso del coke, necessario ai fini di un’adeguata forgiatura, nella produzione del ferro battuto.

E’ evidente che, di fronte a queste difficoltà, occorre in primo luogo migliorare il contesto, amministrativo ed industriale, nell’ambito del quale si fa impresa; in questo senso, le esperienze offerte dai distretti produttivi realizzati nel bellunese per l’occhialeria, o a Città Castello per il settore cartario, costituiscono certamente degli esempi su cui riflettere.

Un’ ipotesi di turismo familiare

Quanto al Protocollo d’intesa, come risultato di un accordo per la verità non ancora compiuto, esso si limita semplicemente ad avvicinare le parti, il Ministero dell’Ambiente e le Confederazioni dell’Artigianato, attorno all’individuazione di un percorso comune che, per la consueta vocazione all’improvvisazione, non ha ancora trovato alcun riscontro concreto. Così, all’interno di alcuni parchi, un certo numero di operatori agricoli ha preso a svolgere attività edili in nome di un’ipotesi di turismo familiare agevolato che è appunto frutto della più totale improvvisazione. Al contrario, se un albergatore è tenuto ad osservare una serie di leggi è perché l’attività che svolge, a titolo professionale, presuppone dei requisiti che il turismo familiare non è in grado di offrire. Quindi, aldilà delle buone intenzioni, si tratta di dare il giusto peso alle singole professionalità, escludendo che il turismo familiare possa sostituirsi all’attività svolta dagli albergatori professionisti, come pure che le cooperative agricole possono svolgere il lavoro degli artigiani, a loro volta chiamati a rispondere ai requisiti previsti dalla legge n.46.

In questo senso, anche se è stato redatto sulla falsariga di quanto suggerito dalla società cooperative, l’accordo intende coinvolgere in prima persone le imprese artigiane, nei classici settori di intervento all’interno dei parchi, predisponendo a tale scopo una scaletta di proposte che tende giustamente a focalizzare l’attenzione sull’agro-ambientale, sulla manutenzione e sul turismo.
Da parte nostra, possiamo mettere a disposizione del parco Appennino almeno un paio di fatti, a partire dalla capacità di fare formazione: l’anno passate, ad esempio, solo nelle regioni appenniniche, abbiano formato, con corsi di 16, 24 e 32 ore,circa diecimila imprenditori sul famoso decreto 626, meglio noto come legge sulla sicurezza, con un impegno che nella formazione professionale privata non trova un riscontro altrettanto forte.
Naturalmente, la cogenza di una legge che impone l’organizzazione di un corso destinato ai responsabili della sicurezza è stato il principale volano dell’iniziativa. Resta comunque il fatto di essere riusciti, in regioni particolarmente strutturate dal punto di vista dei servizi, ad offrire agli imprenditori una formazione estremamente capillare.

In secondo luogo, nel quadro del programma “Fare impresa”, la Confartigianato è in grado di rendere disponibile il know-kow, vale a dire il sapere relativo alla creazione di un’impresa, dagli aspetti amministrativi, della contabilità e del bilancio, passando attraverso l’approccio con il settore creditizio, fino ad affrontare i temi del rapporto dipendenti-impreditore, sotto il profilo sindacale, normativo e, perché no, umano.
Questo è appunto ciò che la Confartigianato può e vuole mettere a disposizione del progetto APE. E poiché le imprese che verranno a crearsi in base a questo progetto andranno presumibilmente a collocarsi nel settore dell’artigianato, coinvolgendo soprattutto il mondo giovanile, l’opportunità di mettere in rete il know-kow disponibile a livello delle imprese già esistenti, trasferendo formazione qualitativamente elevata alle aziende di nuova formazione, costituirà certamente un cocktail particolarmente interessate.

di Giorgio Russomanno
Confartigianato

< Gli Articoli di Azienda Turismo