La Destinazione “Italia” per i Turisti Dell’est

Qualche anno fa  ( ma sembra che sia trascorso un secolo!)  si raccontava di due contadini di Berlino Est  davanti al fatidico muro. Domanda: “Cosa  mi succederebbe se ti aiutassi a scavalcarlo?” Risposta: Ti manderei un pacco dono ogni mese”.

I previsti 18 milioni annui di turisti dei paesi  dell’Est stanno mantenendo la promessa: nelle loro visite e durante le loro vacanze in Italia, essi acquistano moltissimi prodotti di largo consumo, per se stessi e per gli amici che sono rimasti a casa o per rivenderli ai loro concittadini. Infatti, anche se la spesa  pro capite della maggior parte dei turisti dell’Est non può concorrere ancora con quella del turista occidentale, la sua è una presenza che non va assolutamente sottovalutata, poiché risulta che buona parte dei turisti orientali spende più degli occidentali per lo shopping. Secondo l’Austria TaxFree Shopping i turisti russi acquistano merci per un valore di 4.480 scellini, seguiti dai cechi e slovacchi (3.084 scellini) e dagli ungheresi (2.717 scellini).

Vi è dunque una ragione in più per non trascurare i flussi turistici provenienti dai paesi dell’Est che rappresentano oggi quello che ha rappresentato la Germania occidentale nell’immediato dopoguerra. Il ricco turista potenziale di domani  disporrà di un suo bagaglio culturale fatto di precedenti viaggi e di risonanza,  cioè di conversazioni sulle vacanze che assicurano la popolarità di alcuni luoghi turistici o a determinati paesi: il “consiglio di amici” sarà ancora tra i principali motivi della scelta turistica di quelli che si accingeranno ad intraprendere un viaggio.

Nel 1992 – per fornire una cifra indicativa – sono giunti in Italia dai paesi di Centro Europa oltre un milione di turisti diretti   prevalentemente verso i lidi adriatici e verso le località montani e i laghi del Nord Italia. Questi  nuovi turisti preferiscono  vacanze lunghe , contribuendo sempre più a  sostituire  i turisti dell’Ovest che scelgono mete più vicine e vacanze più brevi. E’ forse saranno finalmente i turisti dell’Est quelli che potranno contribuire, nel tempo , a rivalutare alcune località turistiche oramai mature.

E’ un mercato in buona parte ancora da scoprire e da valorizzare, in vista della crescente mobilità di turisti e di viaggiatori per affari provenienti dall’Est verso le mete dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia.

Nel 1992, il volume complessivo di viaggi all’estero da Paesi dell’Est Europeo (Russia esclusa) è stato di 24 milioni di persone:  il 46% riguarda i viaggi per ferie e il 27% viaggi d’affari. 11 milioni di vacanzieri, dunque, ed oltre 6 milioni di turisti plurimotivati, per i quali le destinazioni preferite sono state la Germania, l’Austria, l’Ungheria, l’Italia e la Turchia. Un flusso turistico che non è stato, però, a senso unico: milioni di turisti dell’ovest, nello stesso tempo, hanno voluto conoscere le capitali dell’Est, principalmente Praga e Budapest.

L’interscambio turistico, dunque, è diventato un fenomeno destinato a crescere in maniera significativa :da una recente indagine effettuata dall’Istituto WIFO (OsterreichesInstituit Far Wirtschftoforsschung) di Vienna, il principale centro per le analisi di mercato austriaco, risulta che nell’anno 2000 dai Paesi dell’Europa orientale – Russia esclusa – usciranno dalle loro frontiere 18 milioni di persone solo per motivi di vacanza, esclusi i viaggi di affari. Di questi, l’80% si recherà nei paesi dell’Europa occidentale, mentre il restante 20% viaggerà oltre Oceano o in altri Paesi dell’Europa orientale.

L’Italia, insieme all’Austria, alla Germania ed agli altri paesi del Mediterraneo, dovrebbe essere tra le mete preferite.

Del resto, uno dei volani principali della rinascita economica dell’Est, come è già successo per la vecchia Europa, è rappresentato proprio dall’interscambio  commerciale su lunghe distanze, che si traduce immediatamente in mobilità delle persone, oltre che nel trasporto di merci: gran parte dei viaggi dell’Europa dell’Est, infatti, è costituita dal turismo d’affari dei pedespulverosi, come pittorescamente usavano definire i mercanti di alcuni testi inglesi del XII secolo.

Nell’area dell’ex blocco sovietico, infatti, è iniziato un lento ma radicale programma di ristrutturazione basato sullo sviluppo dei commerci e sugli investimenti esteri. Grande impulso dunque all’imprenditoria privata, e allo sviluppo del terziario, con il comparto turistico che rappresenta una delle principali risorse economiche.

I paesi dell’Europa orientale turisticamente più attrezzati sono la Cechia e l’Ungheria, seguiti dalla Polonia, ma anche dalla Slovenia e la Croazia stanno rientrando nel circuito turistico dell’offerta internazionale.

Analizziamo, dunque, il flusso turistico verso l’Italia, dividendo questi paesi in due gruppi:

  1. il primo, i cui cittadini possono entrare in Italia senza visto: Cechia, Slovacchia, Ungheria e Polonia, anche se ancora si incontrano difficoltà alla frontiera italiana.
  2. Il secondo invece dove, malgrado gli accordi bilaterali, i cittadini devono ricorrere al visto di entrata presso le autorità italiane: Romania, Bulgaria, Russia.

Nel  breve periodo, questi ultimi paesi appaiono meno interessanti per gli operatori turistici italiani perché la trafila burocratica è molto lunga e severa: il tempo di attesa va dai 20 ai 60 giorni; occorre una dichiarazione del datore di lavoro con reddito mensile; se si tratta di operatore locale, occorre la conferma di prenotazione dell’albergo italiano; viene operata una selezione in base al reddito da parte del  Consolato italiano con l’invio della documentazione al Ministero degli Esteri.

Per i paesi del primo gruppo invece, il turismo è diventato un comparto trainante dell’economia, a cui difficilmente si potrà rinunciare.

Le cifre parlano chiaro.

 

C E C H I A

Popolazione 10.314.000 Capitale Praga 1.400.000 abitanti

I cambiamenti politici ed economici, che sono intervenuti nel territorio, (ex Cecoslovacchia) hanno creato un clima favorevole all’attività imprenditoriale, e il turismo è uno dei primi settori in cui la privatizzazione e l’economia  di mercato si sono dimostrate vantaggiose. Qui, più che negli altri paesi ex-socialisti, lo sviluppo si è manifestato in forme graduali, senza quegli eccessi che stanno determinando situazioni di instabilità altrove.

Nel 1992 la Cechia ha registrato un incremento turistico del 29% rispetto al 1991, con 67,7 milioni di passaggi di frontiera, tra cui 15 milioni di turisti. Nel 1993 le previsioni indicano 71,2 milioni di arrivi pari ad un incremento del 5%, dato che include i movimenti frontalieri, con un introito valutario di 1,4 miliardi di dollari, +24% rispetto al  1992.

La maggior parte dei turisti provengono dalla Germania , dall’Austria, dall’Olanda e dall’Italia (400.000) Dopo la “rivoluzione di velluto” i prezzi sono in continua evoluzione e le tariffe si sono adeguate alla media delle grandi città europee, ma anche le strutture alberghiere sono migliorate e i vecchi  hotel   storici sono stati ristrutturati e rimodernati.

I dati del 1993 indicano in uscita 30 milioni di persone, dirette principalmente in Germania, Austria e Polonia.

E il turismo ceco verso l’Italia?

Non esistono dati ufficiali, ma i turisti cechi che entrano in Italia dovrebbero aggirarsi intorno ai 350 mila arrivi.

Le novità del flusso turistico verso l’Italia possono riassumersi così:

  • comincia ad esserci una domanda di servizi di qualità più elevata, anche utilizzando i periodi di bassa stagione:
  • richiesta di pacchetti settimanali in residence, pensioni o camping, mezza pensione:
  • scoperta dell’Italia minore; strutture scelte ; alberghi a 1 e 2 stelle, bungalows e campeggi;
  • movimento: Nord-Adriatico, Emilia Romagna, Sicilia, Calabria,Marche.

Oltre ai gruppi organizzati sono molti i turisti individuali che si muovono o con la propria autovettura o con le autolinee di Gran Turismo plurisettimanale, che partono regolarmente da Praga, Brno e Bratislava per Venezia, Bologna, Firenze e Roma e, da qualche tempo, anche per Palermo.

Meta preferita in Italia?

Bibione con 80 mila arrivi e 600 mila presenze. Capacità di spesa bassissime se si tiene conto che, da recenti indagini, risulta che il 10% della popolazione ha un reddito annuale di 100 mila dollari.

Previsioni

Sembrerebbe che la fase  fortemente recessiva sia sostanzialmente terminata, anche se lo sviluppo resta ancora relativamente lontano per difficoltà connesse principalmente alla separazione della Slovacchia. L’inflazione è stata ridotta al 17%.

Gli aspetti maggiormente positivi?

Soprattutto la stabilità politica, abbinata ai processi di privatizzazione ed all’oramai forte integrazione della Cechia nel tessuto economico europeo, condizioni che – di recente – hanno fatto dichiarare alla autorevole MORGAN STANLEY INT., che “:…la Repubblica Ceca avrebbe sin d’ora le carte in regola per aderire non solo alla C.E., ma anche all’Unione sancita dal Trattato di Maastricht…”

Quest’affermazione, che va ad aggiungersi ai frequenti riconoscimenti da parte del Fondo Monetario Internazionale, consente di sostenere che la Repubblica Ceca – forse anche più della stessa Ungheria – è l’area dell’ex blocco COMECON con migliori prospettive di sviluppo, anche in considerazioni delle notevoli opportunità offerte dalle privatizzazioni già realizzate, che hanno permesso la nascita di  un tessuto imprenditoriale diffuso.U N G H E R I A

Popolazione 10.337.000 Capitale Budapest 2.016.000 abitanti

Nonostante il quadro macroeconomico non positivo, l’Ungheria persegue con costanza gli obiettivi prefissati di riorganizzazione delle strutture economiche attraverso un programma di privatizzazioni.

Secondo i dati forniti dall’Ente Nazionale per il Turismo Ungherese, la bilancia turistica ha chiuso il 1993 con un introito di 3 miliardi di dollari, il doppio del 1992. Gli arrivi sono stati 40 milioni con un aumento del 20% rispetto al ’92 e il turismo per vacanza ha fatto registrare 23 milioni di persone, di cui 428 mila italiani.

I pernottamenti degli ospiti stranieri hanno raggiunto i 140 milioni con un soggiorno medio di 5,2 notti, grazie all’aumento dell’offerta e al miglioramento dei servizi . Al primo posto tra i turisti stranieri figurano i tedeschi (3 milioni) seguiti dagli austriaci (2.450 mila), italiani (428 mila), turchi, olandesi, americani (226 mila), francesi, inglesi, svizzeri, greci. Gli alberghi sono frequentati principalmente dai tedeschi, austriaci, italiani, americani e inglesi.

Il numero  degli uffici viaggi è oggi dieci volte superiore a quello di cinque anni fa: all’inizio del 1993 se ne contavano 651, di cui 367 operanti a Budapest.

E l’outgoing?

Gli ungheresi hanno intrapreso lo scorso anno 3,7 milioni di viaggi, con almeno un pernottamento all’estero. La destinazione preferita è stata l’Austria, seguita dalla Germania e dall’Italia. La scelta  degli ungheresi , secondo le stagioni e le tematiche risulta:

  • Vacanze estive: Turchia, Spagna, Italia, Grecia;
  • Vacanze invernali: Isole Canarie e Baleari, Israele;
  • Vacanze sulla neve: Austria, Slovacchia,Italia:
  • Shopping: Austria, Germania, Italia.

Vediamo invece, il turismo ungherese verso l’Italia.

E’ in aumento il traffico individuale, spesso utilizzando  il  vettore aereo  che assicura molti collegamenti. Il turista ungherese è essenzialmente balneare, ed “invernale”, preferisce  l’alta stagione, legata alle ferie locali, ed anche una sistemazione confortevole. Si comincia a diffondere una conoscenza dell’Italia e già si delineano le mete più gettonate: la costa adriatica, Jesolo (gli ungheresi risultano al terzo posto tra gli ospiti stranieri), Rimini, Riccione, le città di Roma, Firenze e Venezia; si va  sviluppando un interesse particolare per la Sicilia, anche perché scalo per raggiungere Malta, paese in cui non si ha bisogno di visto d’ingresso.

Il traffico su gomma si avvale della autolinea IBUSZ con corsa settimanale Budapest-Montesilvano e sosta a Jesolo , Venezia e Rimini.

Oltre alle ferie estive esiste in Ungheria un turismo “Week-end” verso Trieste, Venezia, Garda  e – nel periodo invernale – Tarvisio e le Dolomiti, per sciare.

Previsioni

Per il 1994 si prevede una modesta ripresa della produzione industriale, mentre la produzione agricola in forte diminuzione l’anno scorso non dovrebbe subire ulteriori contrazioni.

Particolarmente delicata è la situazione di crisi del settore agroalimentare che tradizionalmente è prioritario per l’economia ungherese.

Il tasso di disoccupazione tende a diminuire e dovrebbe assestarsi attorno all’11%.

L’inflazione è stata ridotta al 23%.

L’attuale periodo di inevitabile incertezza politica. Il mutamento della coalizione governativa alle recenti elezioni del maggio 1994 non dovrebbe rallentare di molto i programmi di contenimento dell’inflazione e della ripresa economica, concordati tra l’altro, con le autorità finanziarie internazionali.

E’ da sottolineare infine il grande impegno dell’Ungheria per la realizzazione dell’EXPO ’96, che dovrebbe richiamare dai 10 ai 15 milioni di visitatori.

P OL O N I A

Popolazione 33.000.000 – Capitale Varsavia: 1.285.000 abitanti

Il processo di ristrutturazione e privatizzazione è più lento rispetto alla Cechia e all’Ungheria. L’inflazione, nel 1993,è stata del 30%.

Secondo i dati forniti dal Ministero del turismo Polacco  nel 1993 hanno visitato la Polonia 62 milioni di persone  provenienti da  Germania, Russia e Cechia; di conseguenza l’introito valutario è ammontato a 4,5 miliardi di dollari. Più del 60% di questa somma è stata spesa dai tedeschi, il 10% dai Russi, il 3% dagli americani. La maggior parte dei turisti soggiorna in alberghi (39%) , pensioni (35%), camping o presso parenti. Le città più visitate sono Varsavia e Cracovia.

Secondo l’Istituto Centrale di Statistica di Varsavia, il segmento affari si muove sull’asse Italia del Nord/Polonia Meridionale, che è la zona più industrializzata. Il turismo a motivazione religiosa si muove verso le zone di Cracovia e Czestochowa. Varsavia gioca un ruolo marginale nel traffico incoming, anche se resta la principale porta di ingresso nel paese per il traffico aereo.

Il movimento in uscita dei turisti polacchi all’estero per il 1993 è stato di 20 milioni. I mezzi di trasporto più usati: 90% autobus e automezzo proprio.

Le nazioni  più visitate sono state la Germania (39%), la Cechia e la Slovacchia (19%) l’ex Unione Sovietica (8%), Italia, rancia, Spagna, Grecia e Turchia.

I motivi per un viaggio all’estero sono: shopping (39,9%), visite ai parenti o amici (26%); il 52% dei polacchi organizza il proprio viaggio individualmente, mentre  il 20% si rivolge ad un’agenzia.

Il turismo polacco verso l’Italia si configura come turismo povero, alla ricerca di spiagge italiane e destinazioni consolidate:

  • Veneto, Friuli, Emilia Romagna. Nella fascia più bassa del prezzo (pensioni, camping e similari). Richieste anche per Liguria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.
  • costante ricerca del mezzo di trasporto più economico, tra cui prevale il servizio di autocorriera.
  • interesse per le destinazioni classiche: Roma, Venezia e Firenze e, per le località di fiere, Milano, Bologna, Genova e Verona.
  • destinazioni specifiche di grande richiamo per i Polacchi: Roma e Montecassino.

Problemi

Gli stessi di tutti i cittadini non appartenenti alla unione europea (Biglietto andata e ritorno seviaggiano con pullman o aereo, obbligo di dimostrare di disporre di mezzi sufficienti per la durata del soggiorno, patente internazionale e assicurazione).

R O M A N I A

POPOLAZIONE 20.065.000 . Capitale Bucarest: 1.400.000 abitanti

Anche in questo Paese il turismo viene considerato come uno degli obiettivi prioritari per la strategia di sviluppo economico. Mancano però ancora molte infrastrutture dell’attività turistica per cui il processo di sviluppo sarà ancora lungo per raggiungere gli standard internazionali.

Il processo di privatizzazione è lento e mancano investimenti di capitali stranieri.

Lo scorso anno sono entrati in Romania 5,6 milioni di turisti  con un pernottamento medio di 6 giorni. Le previsioni per il 1994 sono di 8,8 milioni di turisti.

R U S S I A

Popolazione 180.000.000 – Capitale Mosca: 134.000.000 abitanti

Da un sondaggio dell’Ufficio Nazionale del Turismo Greco risulta che in Russia vi sono oltre 5 milioni di milionari (in dollari). Il responsabile  del commercio austriaco a Mosca ha comunicato che il 10% dei 180 milioni di abitanti o dispone di un potere di acquisto superiore a quello del ceto medio-alto europeo. Di conseguenza i visti di entrata per l’Austria rilasciati ai cittadini russi sono aumentati da 610 mila a 120 mila l’anno.

Sempre in Austria i russi sono al primo posto per lo shopping fatto dai turisti nei negozi della capitale.

Anche nelle località italiane il fenomeno dei turisti russi ha destato sorpresa. E’ il caso della riviera romagnola, dove si incontravano moltissimi cittadini provenienti dalle ex repubbliche  sovietiche che, sebbene alloggiassero in alberghi di fascia medio-bassa, hanno consumato diverse bottiglie di spumante pregiato. Il  traffico aereo russo verso  l’Italia è in aumento, La crescita nel 1993 è stata del 20% per un totale di 220,000 passeggeri di cui 71.000 trasportati dall’ALITALIA (70% Milano, 30% Roma).

Nonostante ciò, il problema principale resta quello della necessità del visto, che richiede diverso tempo sia per il sottodimensionamento organico del Consolato italiano, sia per le ricerche di routine.

Le previsioni sono comunque positive e, secondo il rappresentante dell’ALITALIA  a Mosca, il traffico aereo verso l’Italia dovrebbe aumentare del 15% nel 1995.

di Mira Bedalli
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