Immagine Marca e Sistema Turismo

Il seminario del dipartimento

In vista delle sfide poste al turismo italiano dalla globalizzazione dei mercati e dall’avvento della moneta unica, il Dipartimento ha convocato gli Stati generali dell’economia turistica nel corso di “Seminario tecnico” finalizzato alla raccolta di idee, suggerimenti, proposte di soluzione dei non pochi problemi da risolvere, a cominciare dall’assetto internazionale del settore tuttora in bilico tra Stato e Regioni.

AL convegno,  aperto dal Presidente del CNEL De Rita e concluso dal Ministro Bersani, presieduto dal Capo del Dipartimento , Stefano Landi affiancato dal Presidente dell’ENIT e da alcuni Assessori regionali, hanno partecipato: dirigenti di associazioni imprenditoriali, rappresentanti sindacali, operatori, esperti di turismo.

In apertura del documento base predisposto dal Dipartimento, che costituiva la chiave di volta dei lavori, si legge: “Lavorare intorno ad uno strumento di orientamento delle decisioni in campo turistico rappresenta non tanto la risposta ad una prescrizione di legge, quanto l’espletamento di una delle poche utilità riconosciute nell’azione pubblica del settore” Quindi l’invito a ragionare su questo tema viene giustificato da due ordini di considerazioni:

  • la trasversalità del turismo più che richiedere una politica per sé, necessiterebbe di un’attenzione costante e finalizzata in tutte le altre politiche, a partire da quelle più generali della qualità della vita e dell’immagine nazionale,
  • numerose sono le soggettualità e di molti tipi (dall’amministrativo, all’imprenditoriale, al sociale), ma spesso queste non riescono a dotarsi di un bagaglio adeguato di analisi, obiettivi, strumenti. In conseguenza, mancano strategie generali singole o coordinate, grandi scelte di medio-lungo periodo in grado di costruire un quadro di riferimento  affidabile per lo sviluppo di azioni e interventi.

Implicitamente collegate  alla tesi iniziale sono le altre tematiche, la prima delle quali suggerisce l’utilità (necessità?) di individuare una marca nazionale che – nel rispetto delle marche territoriali – identifichi l’immagine complessiva del prodotto turistico Italia, da usare come appello promozionale.

Gli altri argomenti ruotano intorno al concetto di qualità dell’offerta integrata ed ai soggetti e fattori che la compongono. La qualità, da coniugare al plurale, è il risultato di un processo complesso e diffuso impegnativo sia per i singoli operatori, sia per le amministrazioni, tenute a fare ristrutturazione civile, attrezzature di servizio e del territorio.  Obiettivo, una qualità di sistema che si raggiunge solo ponendo al centro del processo, l’Impresa e il Lavoro, la Comunità e, al di sopra, l’Ospite da fidelizzare.

Con la notazione finale si torna al concetto di apertura: se le opinioni convengono sull’opportunità di lavorare ad uno strumento nazionale di strategia turistica, la sua forza e la sua praticabilità dipenderanno dal grado di condivisione che questo riuscirà a raccogliere all’interno del turismo e dal grado di sensibilizzazione che riuscirà a creare all’esterno.

Chiaro il teorema iniziale, altrettanto chiari i dubbi, diradati non dai pochi generici interventi di partecipanti estranei o marginali all’area politica, ma da alcuni Assessori regionali.  Secondo qualcuno tre livelli normativi, Stato – Regioni – Provincie, sono troppi; ne bastano due, Comunità Europea e Regioni: a queste ultime spetta “realizzare un progetto evolutivo ispirato alla visione di una politica globale del settore”. Come dire, datemi  un punto d’appoggio e solleverò il mondo.

La strategia delle soggettività integrate: l’esempio della Germania

Ma, se lo Stato viene estraniato dalle sorti del turismo, chi provvede a raccordare ed armonizzare gli interessi e le esigenze dell’economia turistica con quelli delle tante soggettività istituzionali, pubbliche, imprenditoriali, disciplinate dai poteri centrali, il cui fare incide direttamente o indirettamente, nel bene o nel male, sul settore?

Chi  sostiene lo sviluppo dell’industria turistica nelle aree ricche di risorse potenziali che possono essere valorizzate solo mediante investimenti, strutture, infrastrutture, reti di servizio, facilità di accesso al credito?

Chi rappresenta e difende gli interessi del turismo nazionale, che sono interessi dell’intera comunità, nelle sedi comunitarie ed internazionali’?

La risposta sembra ovvia, ma non lo è per quanti ritengono di poter far meglio e più dello Stato; la cui azione, per la verità, dopo il fervoroso periodo della ricostruzione, è consistita in operazioni puntuali più o meno azzeccate, interventi erratici, propositi e progetti, molti dei quali sono restati inattuati, che insieme alla discutibile legge quadro non costituiscono una politica del o per il turismo, da iscrivere nella politica di generale sviluppo socio-economico del Paese.

Ma chissà, forse una risposta può essere cercata in Germania dove, in osservanza al dettato costituzionale, vige il principio di sussidiarietà, in base al quale – come è noto – lo Stato interviene  se e laddove le autonomie territoriali (Landers), che pure godono di larga autonomia , non possono farsi carico degli interessi generali. Conformemente all’interpretazione dei principi dell’economia di mercato – si legge in un rapporto del delegato tedesco presso il Comitato Turismo dell’OCSE . IL Governo federale limita i suoi interventi alla messa in opera di un quadro propizio al gioco delle forze di mercato.  Suo compito è quello di creare per il turismo, come per ogni altro settore dell’economia, condizioni favorevoli per il suo sviluppo.

Per questo motivo, la competenza sul settore è attribuita al Ministero federale per l’economia, il cui impegno principale consiste nel coordinamento delle attività dei vari Ministeri, Affari Esteri, Giustizia, Trasporti, Agricoltura, Ambiente, le cui attività possono incidere sulla politica del turismo.

La sua azione è finalizzata:

  • ad assicurare un quadro di riferimento propizio allo sviluppo continuo del turismo;
  • a migliorare i risultati e la competitività dell’industria turistica;
  • a favorire la partecipazione della popolazione allo sviluppo del turismo mediante l’adozione di politiche sociali adeguate.
  • ad incrementare la cooperazione internazionale per favorire la mobilità la libertà di viaggiare.

Nell’ambito delle misure generali per lo sviluppo economico il Governo tedesco: favorisce lo sviluppo delle PMI, le  ne incoraggia la crescita mediante facilitazioni creditizie ed incoraggia miglioramenti della gestione; insieme all’industria del settore sovvenziona l’Istituto per la  promozione all’estero (il DZT) e si fa carico della gestione del Seminario per il Turismo di Berlino incaricato della formazione professionale; tiene conto, nel programma “investire nelle strutture economiche regionali”, delle esigenze dell’economia turistica.

Per lo scambio di informazioni e discussione di problemi inerenti al turismo, il Ministero federale si avvale di un Consiglio consultivo, da lui presieduto, composto di rappresentanti dell’industria, dell’università, dei media, dei sindacati, di associazioni  per la protezione dell’ambiente, dei consumatori e di esperti.

Il Governo e il Parlamento raccolgono le opinioni delle associazioni competenti in materia di turismo allorché si tratta di assumere decisioni su misure legislative, finanziamento di progetti e di condurre ricerche e studi.

Con la creazione della Commissione parlamentare del turismo il Bundstag ha confermato la grande importanza sociale ed economica che la Germania, in quanto paese industriale, attribuisce al settore ed esercita la sua influenza per orientare la legislazione e l’opinione pubblica in senso favorevole allo sviluppo. Le attività turistiche, quindi, sono governate come un settore produttivo e anche nei Lander la politica turistica compete al Ministero per l’economia, che dispone di un Consiglio consultivo costituito sulla falsariga di quello federale. Ogni Lander tuttavia determina  liberamente le proprie priorità in materia di turismo senza perdere di vista i grandi interessi nazionali; incoraggia gli investimenti; finanzia gli Uffici locali di promozione delegando alcune competenze alle associazioni di categoria.

Il necessario coordinamento tra politiche federali e pubbliche regionali è assicurato da un Comitato formato dai rappresentanti di tutti i Lander che si riunisce periodicamente sotto la presidenza del Ministro federale.

Dunque, per riprendere la citazione del rapporto: uno dei grandi obiettivi del governo federale è quello di preparare al mercato comune l’industria turistica tedesca (poiché) in futuro sarà sempre più necessario elevarne il grado di efficienza in vista dell’aggressività della concorrenza.

Una visione globale della politica per il turismo

Ora, l’esempio tedesco può essere molto utile proprio per una riflessione e un confronto sull’ipotesi di un progetto evolutivo ispirato alla visione di una politica globale.

Letta anche alla luce della filosofia del documento posto alla base del  Seminario, la proposta sottolinea la necessità di creare le condizioni indispensabili perché l’economia turistica, oggetto di politiche residuali, venga finalmente considerata e trattata  – non fosse che in quanto motore di altre attività – come componente essenziale della politica economica generale. Una politica per e del turismo che deve innevarsi su tutte le realtà del fenomeno : quelle interne ovviamente, ma soprattutto quelle esterne annidate nel labirinto delle sue relazioni e interdipendenze con i tanti fattori, attività, situazioni che con esso interferiscono.

Ma a poco servirebbe dipanare la matassa delle soggettività e delle oggettività sovrastanti, collaterali, sottostanti al turismo, se la loro conoscenza non fosse messa a frutto per raccogliere in un quadro intellegibile di riferimento che sia descrittivo del gioco delle reciproche relazioni, cioè, in una parola, se non costruisce il sistema-turismo (nazionale, regionale locale).

“Sistema” da intendere nell’accezione scientifica del termine, “unità globale di elementi in interazione dinamica organizzati in funzione di uno scopo”, che ha per obiettivo una politica organica del settore, raggiungibile mediante il ricorso a studi, regole, tecniche, metodologie, dettate dall’ingegneria sistemica.  Le quali, mutate dall’organizzazione delle reti infrastrutturali e di servizio e delle  grandi imprese manifatturiere, in molti paesi sono applicate con successo anche nel campo turistico, mentre in Italia studi e progetti di impronta sistemica mirati allo sviluppo socio-economico di aeree depresse sono generalmente rimaste inattuate.

Dal sistema, strumento cognitivo al tempo stesso globale ed analitico, dell’intera fenomenologia del settore allargato, derivano processi di modellizzazione da affrontare e trattare con approccio interdisciplinare.

Mediante indagini, ricerche, tecniche di simulazione tra le varie ipotesi di soluzione, condotte con l’ausilio di diverse discipline (economiche e finanziarie, sociali, ambientali, ecc.) ed il ricorso alle scienze esatte (econometria, scienze della terra, ecc.)  si costruiscono modelli finalizzati alla valutazione quantitativa e qualitativa delle componenti  interne (subsistemi delle risorse turistiche, dell’offerta, della domanda), e di quelle esterne (sottosistemi ambientali, sociali, amministrativo, infrastrutturale, ecc.) comunque coinvolte nell’equazione “investimenti” – offerta integrata – marketing – domanda – consumi “.

Le informazioni e i dati emergenti dai modelli forniscono elementi di giudizio per operare scelte ottimali per la prospettazione di piani di sviluppo e per i relativi studi di fattibilità; definiscono i limiti della capacità di carico del territorio e della comunità residente. Last butnotleast, offrono alle autorità politiche ed amministrative lo strumento principale per realizzare una politica turistica ad alto rendimento inserita nella politica economica generale.

Sistemi territoriali o sistema nazionale? In questa logica il problema non si pone, poiché i primi sono funzionali alla costruzione del secondo. In effetti,  il sistema nazionale, sintesi ragionata delle priorità emergenti dai sistemi e modelli territoriali deve servire allo Stato che, nell’ambito delle residue sue competenze, è tenuto ad attuare politiche tese ad assicurare le condizioni più opportune  per lo sviluppo dell’economia turistica (soprattutto in materia di grandi  infrastrutture, reti di servizio, sicurezza, ecc.) e ad equilibrare, nell’interesse generale, il gioco delle relazioni tra il settore e gli altri sistemi nazionali.

Ed allora, perché almeno alcune delle regioni più attrezzate,magari con altre limitrofe o congeniali per omogeneità di offerta, insieme al Dipartimento e con il sostegno del CNEL, non mettono mano ad un progetto di sistematizzazione del settore?. Sarebbe loro merito e vanto “fare da sé” ed offrire allo Stato la strumentazione necessaria per costruire il sistema nazionale ed intervenire là dove esse non possono arrivare.

Di Sandro Sorbelli

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