Il turismo italiano nel villaggio globale

Riflessioni e suggerimenti di fine millennio

Il turismo italiano segue un trend di crescita costante ma modesto. Dal 1990 al 1997 l’aumento totale di pernottamenti in Italia è stato di circa il 16% con un tasso di crescita medio annuo del 2,3%, ripartito tra italiani (0,5%) e stranieri (5,7%).

I dati provinciali ISTAT indicano per il 1998 un aumento medio del 3%, con un’inversione di tendenza tra italiani e stranieri: +3,2% per gli italiani e +2,7% per gli stranieri.

Continua la tendenza alla contrazione delle vacanze, con aumento del numero dei turisti e diminuzione delle giornate di permanenza media.

I prezzi alberghieri tendono a salire con ritmo più che doppio rispetto al tasso d’inflazione: i prezzi delle camere d’albergo secondo l’elaborazione del Ministero del Tesoro su dati ISTAT, sono aumentati, nel 1999, del 4,5%.

Il quadro generale non appare brillante, e certamente non adeguato alla ricchezza e varietà dell’offerta turistica italiana. Eppure gli elementi per un vero sviluppo ci sono tutti. Proviamo a vedere quali sono.

Le imprese
Il sistema alberghiero italiano è il primo in Europa per quantità: mette in campo oltre un milione e settecentomila posti letto e fattura 40.000 miliardi di lire. Un milione e 700mila sono i posti letto nelle strutture complementari. Si arriva così ad oltre tre milioni e mezzo di posti letto nella ricettività totale.

L’intermediazione conta circa 8.000 uffici di viaggi e turismo che hanno conosciuto uno sviluppo impetuoso negli ultimi anni, quelli del centro in dieci anni sono raddoppiati, ma buone performances hanno mostrato anche quelli del nord (+64,2%) e del sud (+84,6).

In totale sono circa 70.000 le imprese turistiche che occupano complessivamente circa due milioni di persone.

La produzione
Questa solida offerta di servizi turistici sostiene un consumo di oltre 290 milioni di pernottamenti, per poco meno di un terzo effettuali da cittadini stranieri. 120.000 sono i miliardi di fatturato, di cui 50.000 in valuta estera.

Le componenti esterne
Vanno comprese nell’offerta di turismo italiano i beni culturali ed ambientali, i servizi funzionali al turismo quali i trasporti, la ristorazione il commercio al minuto, l’intrattenimento e tutto il complesso indotto determinato dalla produzione dei beni culturali ed ambientali, i servizi funzionali al turismo quali i trasporti, la ristorazione, il commercio al minuto, l’intrattenimento e tutto il complesso indotto determinato dalla produzione di beni strumentali, editoria, formazione, informazione, comunicazione ecc. necessari alla promozione e commercializzazione del prodotto in Italia ed all’estero.

Gli investimenti
Bisogna qui guardare alla spesa pubblica per turismo effettuata da Stato e Regioni. Se appare poco significativa la quota di tale spesa destinata all’ENIT, l’Ente Nazionale per la promozione del turismo all’estero che riceve finanziamenti per poche decine di miliardi l’anno, è invece notevole la spesa della regioni che, per turismo ed industria alberghiera spendono oltre 1.600/1.700 miliardi di lire l’anno, come si legge nelle statistiche ISTAT redatte sulla base dei conti consuntivi delle regioni.

La ripartizione tra le regioni di queste spese varia di anno in anno, come varia, all’interno di ogni regione, la suddivisione della spesa in parte corrente ed in conto capitale, tuttavia ragionando per grandi numeri, il nord spende meno di un terzo del totale, il centro tra il 20 ed il 10 per cento, mentre il sud ne spende più della metà. Le cinque ragioni a statuto speciale, da sole, spendono il 45% del totale (33,9% nel 1993).

Va da sé che questi livelli di spesa sono disomogenei rispetto alla domanda soddisfatta. Il nord ed il centro spendono meno ma hanno più strutture e turisti, al sud accade il contrario.

Allora è lecito chiedersi se siano stati analizzati i rapporti spese pubbliche/benefici. Perché non sono solo le regioni a spendere, ci sono i fondi erogati in via ordinaria od in presenza di eventi particolari ed enti pubblici ed anche i finanziamenti dell’unione Europea. Ma qualcuno ha calcolato quanto costi allo Stato l’erogazione di un servizio turistico? E quanti benefici produca, ed a vantaggio di chi?

Le regole
Se l’area produttiva c’è ad è sufficiente, se gli investimenti ci sono, allora l’anello debole è quello delle regole: le leggi, i regolamenti, la burocrazia ecc.

Dare la colpa alle cattive norme in circolazione è uno sport nazionale: le responsabilità vengono rimosse e rimandate alla vaga figura del legislatore che poi non si identifica con nessuno. Così si possono anche mascherare gestioni fallimentari o giustificare carenze ed inerzie.

Quindi, prima di sollecitare ulteriori interventi di spesa pubblica e nuove regole giuridiche, occorrerebbe essere sicuri che si è stati capaci di utilizzare al meglio gli strumenti giuridici ed economici a disposizione.

In questi ultimi anni il Parlamento e, su sua delega, il Governo hanno compiuto un’imponente opera di riscrittura delle regole delle Amministrazioni pubbliche, sulla base di principi chiarissimi e di grande intelligenza ì. Sono state così poste le condizioni per un cambiamento radicale dell’organizzazione e del comportamento della Pubblica Amministrazione (legge 5 marzo 1997, n.59 e successive).

Ma queste straordinarie regole che puntavano alla razionalizzazione delle strutture, al contenimento dei costi con le conseguente eliminazione delle duplicazioni di funzioni delle organizzazioni pubbliche, hanno trovato nell’area pubblica del turismo scarsa applicazione: ad oggi tutti le organizzazioni con funzioni simili e bilancio in tutto o in parte a carico dello Stato, resistono nelle loro posizioni (ICE, ENIT, Istituti di cultura, Camere di commercio) con i loro costi elevatissimi di personale e di gestione.

È poi recente, ma non troppo, il decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112 che regola con esemplare lucidità tutte le funzioni di Stato, regioni ed enti locali, ivi comprese, naturalmente quelle relative al turismo:
• lo Stato, provvede alla definizione “in accordo con le regioni, dei principi e degli obiettivi per lo sviluppo e la valorizzazione del sistema turistico”; sentite tutte le parti sociali;
• le connesse linee guida vengono emanate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri;
• lo Stato si riserva le attività di monitoraggio sull’applicazione delle linee guida, di coordinamento, di cofinanziamento e di intervento sostitutivo nell’ipotesi di inattività delle regioni.

Semplice, no? Le chiare ed essenziali norme, in vigore ormai da oltre un anno e mezzo, ma inspiegabilmente disattese, definiscono il ruolo dell’operatore pubblico nei confronti del mercato, garantiscono la libertà e l’autonomia delle imprese e riservano allo Stato ed agli Enti locali la fondamentale funzione di programmazione della politica del turismo nell’ambito dei sistemi economici territoriali.

Con queste regole ognuno fa il suo mestiere, ma forse il sistema pensato dal legislatore è troppo avanzato rispetto al piccolo mondo antico del turismo nostrano.

Il cliente
A chi giova, allora, l’attuale confusione e duplicazione di ruoli, di competenze e di spese?

Non certo all’utente, al cliente -consumatore, al turista insomma che avrebbe tutto il diritto di rivendicare la sua parità turistica.

Dobbiamo essere consapevoli che il turista è un cittadino oggettivamente più debole degli abitanti. Perchè non conosce il luogo in cui si trova, i servizi che può utilizzare,quello che c’è da fare e/o da vedere e come fare. Allora le organizzazioni locali, i comuni in primo luogo, dovrebbero creare tute le condizioni perchè il cittadino turista superi le attuali barriere informative, linguistiche, culturali, sociali, ed economiche che ne limitano la libertà di movimento dandogli le stesse opportunità dei cittadini del luogo.

Questo vuol dire che se un turista potrà con facilità avere informazioni chiare, conoscere, visitare e godere, ad un costo ragionevole, un bene o un servizio turistico, il cittadino del luogo sarà ancor più avvantaggiato, così come se una struttura ricettiva sarà agevolmente accessibile e fruibile da una persona con handicap, sarà ancora più comodo per le persone senza handicap.

Ma il turista ancora non ha questa parità di diritti: basta andare in una qualsiasi stazione, piazza, strada e far finta di essere uno venuto da fuori per rendersi conto di quanto siano ostili le nostre città, mancano anche le informazioni basilari: dalla segnaletica stradale, alle indicazioni sui mezzi di trasporto, dalle banalissime piante di città con un bel cerchietto che dica “voi siete qui” , come sulle navi, così che un povero diavolo che non conosce la città possa almeno sapere in che direzione andare.

La tecnologia
Così nel nostro famoso villaggio globale, il turista si perde come nella savana, e pensare che il turismo è il più importante cliente della modernità.

Nessuna area economica è più adatta, infatti, alle tecnologie multimediali del turismo: il mix di immagini, informazioni, suoni e comunicazione interattiva on line è il più potente strumento promozionale e commerciale che si conosca, capace di arrivare in ogni momento nelle case, negli uffici,nelle scuole, nelle università di tutto il mondo raggiungendo milioni di persone con la completezza, la vivacità e la freschezza dell’informazione multimediale.

Vale molto più una banca dati intelligente e ben strutturata, di vagoni di opuscoli o centinaia di fiere, manifestazioni, incontri, ecc., inoltre offre le stesse opportunità a tutte le aziende ed a tutti gli operatori e costa molto, ma molto meno, …che sia questo il suo difetto?

E poi non basta convincerlo il cliente, bisogna anche soddisfarlo: una potente rete informativa con terminali distribuiti strategicamente nel territorio sarebbe in grado di assolvere a questa funzione restituendo dignità di piena cittadinanza al turista.

Un impegno serio su questo fronte richiede un lavoro vero, quotidiano, duro costane,minuzioso, per gente preparata e professionale.

C’è qualcuno nel nostro villaggio in grado di farlo?

di M. Raffaella Tiberino

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