Il sistema congressuale italiano

I dati del primo settembre 1999

Produzione
Nel primo semestre 1999 le imprese congressuali italiane hanno organizzato 55.057 incontri (congressi, convention, meeting, riunioni, ecc.) cui hanno partecipato 8.625.637 congressisti. Le giornate di presenza congressuale, che costituiscono il principale indicatore fisico della produzione settoriale, sono state 7.533.789 ed il fatturato congressuale complessivo, nel semestre, è stato di 5.565. miliardi.

I risultati conseguiti dall’industria congressuale confermano quindi la notevole rilevanza di questo comparto nel settore turistico italiano. Segmentando il mercato dei viaggi, le vacanze al mare sono al primo posto con il 31% dei viaggi, seguite dalle vacanze artistico-culturali, ma subito dopo, al terzo posto troviamo i viaggi congressuali che rappresentano il 14% del mercato complessivo dei viaggi e precedono per importanza i viaggi per vacanze montane, ai laghi e alle terme.

La rilevanza del settore congressuale nella segmentazione del mercato dell’ospitalità alberghiera appare in maggiore evidenza se costruiamo la graduatoria in base al fatturato: i viaggiatori congressuali sono, infatti, caratterizzati da una spesa media per giornata nettamente più elevata rispetto ai viaggiatori per vacanza

Il congressuale risulta infatti il principale segmento della domanda turistica con il 25% del fatturato globale dell’ospitalità alberghiera, seguito dal turismo culturale (23%), da quello marino (16%) e dagli altri segmenti della domanda di vacanze.

Tendenze
Dopo la crescita ininterrotta che da almeno tre anni caratterizza il settore congressuale si manifestano, nel primo semestre del 1999, i primi segnali di difficoltà: il settore registra , infatti, significative flessioni del livello di attività derivanti soprattutto dalla caduta della domanda nei segmenti delle convention aziendali e dei congressi internazionali.

Anche le dinamiche complessive del turismo italiano, nel primo semestre 1999, non sono state positive, gli arrivi e le presenze rilevate dall’ISTAT sono contrassegnate da molti segni negativi sia per gli arrivi, sia per le presenze le cui determinanti sono parzialmente coincidenti; le difficoltà sul mercato turistico, si sono , infatti, manifestate soprattutto nella componente “estero “, denotando un problema di competitività internazionale che ha influito anche sulle dinamiche dell’attività congressuale.

Il numero complessivo dei congressi registra una contrazione del 10% rispetto allo stesso semestre del 1998 e il numero dei partecipanti cala del 14%, passando da 10,038.490 di congressisti nel primo semestre 1998 a 8.625.637 dell’ultimo semestre; la flessione dei partecipanti supera quella dei congressi perchè, in quest’ultimo semestre si riduce anche la dimensione media dei congressi (-4,%%).

Cresce invece la durata dei congressi organizzati nell’ultimo semestre (+3,2%) e, conseguentemente, aumenta la domanda di servizi alberghieri dei congressisti ; quest’ultimo è l’unico indicatore positivo: i pernottamenti congressuali passano infatti dai 7.469.815 del primo semestre 1998 a 7.533.789 del primo semestre 1999 (+!%) ed aumenta in misura più consistente il fatturato alberghiero (+6%) per effetto della dinamica dei prezzi.

Quote di mercato
I congressi del 1999 sono stati ospitati, per il 73% nelle strutture alberghiere e per il restante 27% nei centri congressuali specializzati. La flessione registrata in questo semestre ha colpito soprattutto i centri congressuali (20%), mentre ha solo sfiorato le strutture congressuali alberghiere (-5%) ed ha quindi influenzato le quote di mercato. Il peso degli alberghi è cresciuto di quattro punti percentuali a scapito di centri specializzati.

Si è modificato anche la ripartizione geografica: le città metropolitane hanno perso quota in favore dei centri minori e, soprattutto, di quelli turistici; le metropoli hanno subito la flessione più rilevante (-31%), mentre i centri urbani minori guadagnano qualche punto e le località turistiche continuano a crescere.

Le performance più significative sono quelle della località turistiche che, muovendosi in contro-tendenza, aumentano in misura significativa il livello di produzione congressuale anche in questo semestre (+11%) e si collocano, per la prima volta, al secondo posto nella segmentazione del mercato, con il 30% delle presenze congressuali (dopo le metropoli, 42%; ma prima dei centri urbani minori, 27%).

Il risultato conseguito dalle località turistiche è dovuto, almeno in parte, all’azione dei PCO (aziende esterne) che hanno dirottato parte dei congressi dalle metropoli alle località turistiche e, in particolare, agli alberghi congressuali di queste località.

Gli alberghi delle località turistiche si sono organizzati per offrire un’efficiente gamma di servizi congressuali, supplendo alla carenza di centri congressi che caratterizzano soprattutto questa parte del territorio nazionale, ed hanno trovato nei PCO un importante cliente che ha consentito agli operatori di queste località di annullare completamente la flessione del mercato.

Clienti del mercato congressuale italiano
Il principale cliente sul mercato congressuale italiano è costituito dalle aziende (promuovono il 53% degli incontri), mentre il 29% della domanda proviene dalla politica (partiti, sindacati ed enti) ed il rimanente 18% è generato dalle associazioni (scientifiche, culturali,sportive e religiose).

La flessione dell’attività congressuale in questo primo semestre del 1999 è dovuta al calo della domanda da parte del principale cliente: gli eventi promossi dalle aziende si riducono del 18% rispetto allo stesso semestre del 1998. Le aziende hanno inoltre modificato le preferenze in favore degli alberghi contribuendo così alle performance negative nel segmento dei centri congressi.

I clienti esteri, che in passato avevano sostenuto lo sviluppo del settore congressuale e contribuito all’evoluzione qualitativa del settore, registrano ora una preoccupante flessione (-11%) che modifica anche la struttura della produzione: i congressi internazionali sono infatti caratterizzati da un’elevata spesa per congressista, sono generalmente di grandi dimensioni ed hanno una durata doppia rispetto alla media dei congressi nazionali.

Il calo nelle convention aziendali è in parte bilanciato dall’aumento degli eventi organizzati dai Sindacati e dagli Enti Pubblici che crescono, rispettivamente, del 20% e del 3% rispetto al primo semestre 1998.

Le città congressuali italiane
Roma e Milano sono le città leader; si collocano, infatti, al primo posto per il numero di incontri, e per volume di produzione. Milano, pur ospitando solo il 23% degli incontri che si svolgono nelle città metropolitane, detiene il 41% del mercato in termini di congressisti, giacché i congressi milanesi sono di maggiori dimensioni e durata.

Firenze era stata superata da Napoli nel 1998, ma ora recupera il terzo posto nella graduatoria. Guadagnano posizioni anche Cagliari, che sale dall’11° posto del 1998 al 5° posto, Venezia (dal 10° al 6° posto) e Perugia che guadagna una posizione e sale al 9°posto.

Situazione e tendenze: le cause
Dopo la consistente crescita degli ultimi anni, l’industria congressuale italiana registra per la prima volta un risultato negativo.

Calano in misura significativa le convention aziendali, i congressi delle associazioni sono pressoché costanti, mentre gli incontri politici e sindacali continuano a crescere.

Queste tendenze modificano anche la geografia del settore: cresce l’importanza delle località turistiche, si riduce il peso delle metropoli e continua lo sviluppo delle regioni meridionali; oltre alla Campania, trainata soprattutto da Napoli, si affermano anche la Puglia e la Calabria.

Il risultato aggregato negativo è dovuto, a due ordini di cause:
• la flessione del fatturato delle aziende industriali,
• la perdita di competitività conseguente all’introduzione dell’EURO.

La produzione industriale è diminuita dell’1,7% nel primo semestre del 1999 ed ha influenzato negativamente sia gli investimenti, che sono calati del 2,2%, sia la domanda di convention aziendali.

L’inserimento dell’Italia nell’area dell’EURO non ha eliminato i differenziali di inflazione, soprattutto nel terziario, per cui è iniziato un processo di erosione della competitività dell’Italia che ha già provocato effetti rilevanti in diversi comparti dell’economia; la flessione dell’attività congressuale ha una sua determinante importanza nella caduta della domanda estera, più sensibile ai problemi di competitività; tale flessione è stata amplificata dall’aumento della propensione degli italiani ad organizzare i loro congressi negli altri paesi europei.

La flessione della produzione congressuale analizzata nel Reparto dell’Osservatorio Congressuale Italiano non ha modificato in misura rilevante il peso relativo del settore nell’industria dell’ospitalità, perchè anche le presenze turistiche hanno registrato variazioni negative nel primo semestre 1999.