Il parco nazionale di Port Cros

Esperienze straniere 2

In Francia, i parchi nazionali dipendono dal Ministero dell’Ambiente e si configurano, quindi, come un’istituzione pubblica con una missione di servizio articolata in tre diversi settori: la salvaguardia della biodiversità e la protezione dello sviluppo durevole dello spazio e degli spazi, la ricerca finalizzata alla conoscenza della natura e, infine, la sensibilizzazione delle masse e, in modo particolare, delle fasce giovanili. Il Parco di Port Cros si trova nelle vicinanze di Marsiglia, in una zona di grande richiamo turistico, e la sua posizione, lungo il bordo della piattaforma continentale, comporta una serie di limitazioni a carico della pesca artigianale. La peculiarità del Parco Nazionale di Port Cros, nonostante le sue dimensioni ridotte rispetto a quelle degli altri parchi nazionali francesi, si deve alla gestione globale della stessa unità biogeografica terrestre e marina.
La parte terrestre comprende l’isola di Port Cros, che si estende per 651 ettari ed è l’isola principale, l’isola di Bagaud, destinata a riserva integrale, dopo l’istituzione del divieto di ormeggio, e l’isola della Gabiniére, in cui è consentita l’immersione.
L’intero arcipelago è poi circondato da una striscia di mare larga 6100 metri, per una superficie totale di 1800 ettari. L’aspetto interessante sta ancora una volta nel fatto che, sebbene ci si trova ad una distanza di 15 chilometri dalla costa, la gestione del Parco considera l’arcipelago nella sua globalità. In effetti, fin dal momento in cui è stato creato il Parco, nel 1963, ci si è subito resi conto che la dimensione marina era estremamente interessante. Sotto questo profilo, nel Mediterraneo si distinguono due grandi ecosistemi: la foresta di Posidonia Oceanica e il Gran Paesaggio di Croix-Ligéne, con esempi come la Gargonie, etc.

Effetto riserva

Dal 1963, nelle acque del Parco, come probabilmente in tutte le altre riserve marine, si è verificato il cd effetto riserva, che consente di osservare un numero più consistente di specie, con una dimensione mediamente più elevata ed un comportamento molto più naturale rispetto ai visitatori e, più in generale, all’uomo, in particolare per gli esemplari che sono praticamente scomparsi dalla costa continentale francese e che esistono ancora numerosi nelle acque di Port Cros. La cernia, ad esempio, è un po’ il simbolo di questa gestione. Sotto questo profilo, partendo dal presupposto che l’importanza di un parco non consiste solo nella protezione dell’ambiente, ma riguarda anche la sfera economica, la produttività di una cernia è pari a 1000 franchi per il pescatore professionale come per il sub. E lo stesso ragionamento vale per tutte le altre attività. Un Parco Nazionale dispone dunque di un potere che si sovrappone a quello del territorio, come pure agli individui sia che si tratti dei residenti o dei turisti che visitano regolarmente l’arcipelago.
Così, l’imposizione del divieto di pesca, adottato fin dal 1963 ed esteso ad ogni forma di pesca, ad eccezione di quella artigianale, ha fortemente limitato la pressione dovuta all’esercizio di questa attività, che oggi è scientificamente stimata attorno al 14-20% della produzione dello stock ittico, il che rientra perfettamente entro i limiti di sostenibilità ambientale. Per contro, l’impatto della pesca professionale, se non fosse stata regolamentata, avrebbe prodotto effetti indelebili sull’intero ecosistema, mettendo anche in pericolo la sicurezza dell’attività subacquea. Ogni anno, infatti, i sub sono circa 20mila, distribuiti in una quindicina di zone. Si tratta, dunque, di un’attività molto importante, in termini numerici, ed è per questo, per evitare danni all’equilibrio dell’ecosistema marino, che si sta cominciando a regolamentare anche questa attività, soprattutto rispetto a quelle che, fra le tecniche impiegate, possono risultare più pericolose.
Inoltre, da quando ci si è resi conto che a 3 metri di profondità – in corrispondenza del tratto in cui i sub si fermano per rispettare i tempi di saturazione – i ricci di mare erano quasi completamente spariti, si è deciso di adottare le misure necessarie a tutelare questa come le altre specie tipiche dell’ecosistema. Se poi si considera che, nei mesi di luglio e di agosto, escono in mare circa 350 imbarcazioni al giorno, si arriva facilmente a calcolare il numero di persone che affollano questi villaggi galleggianti, e di conseguenza anche l’entità dei rifiuti gettati fuori bordo e i danni prodotti dalle ancore sulle Posidonie, con il rischio di provocare la desertificazione dei fondali di questo famoso ecosistema.
Tuttavia, data la rilevanza delle problematiche da affrontare, i responsabili della gestione del Parco si avvalgono, nell’adozione delle misure preventive, della consulenza di un comitato di esperti dotato delle necessarie competenze, di ordine scientifico, giuridico e archeologico.

Uno strumento per la ricerca scientifica

Per citare un esempio, sono stati condotti diversi studi sulla funzione biologica svolta dai ricci di mare della Posidonia e sono attualmente in corso anche ricerche sugli stock di cernie; indicatori estremamente significativi della qualità di gestione degli spazi protetti, dal momento che attraverso lo studio delle caratteristiche e del comportamento di questa specie è possibile valutare l’impatto che hanno sull’ecosistema e sugli individui che vivono all’interno della riserva. Evidentemente, la presenza di uno spazio marino protetto rappresenta un prezioso strumento di ricerca scientifica e lo studio dell’evoluzione della popolazione delle cernie, in termini di incremento o di riduzione, è un elemento importante nella valutazione dell’efficacia della gestione.
Così, le cernie sono state marchiate per studiarne l’evoluzione e gli spostamenti e valutare così quanto è determinante l’area protetta nella conservazione della specie e sulla sua propensione a restare o meno all’interno della riserva.
Per la sua influenza sulla gestione del Parco, questo tipo di ricerca ha assunto ormai un andamento sistematico ed il suo stabile inserimento nella ripartizione del budget ha comportato anche una più razionale programmazione degli obiettivi della ricerca. Anzi, il piano di gestione e la zonizzazione dell’area protetta sono diventati due strumenti indispensabili per conciliare le esigenze di protezione della riserva con l’apertura al pubblico dei 20mila sub e dei 3mila visitatori che frequentano annualmente le acque del Parco.
Lo spazio marino è stato infatti diviso in una serie di zone su cui gravano limiti di velocità, di pesca subacquea e di ormeggio, che sono stati imposti anche a Nantes, nella costa settentrionale, per proteggere la Posidonia, le Gorgonie e il famoso Coraglione. Inoltre, per le zone 1 e 2, si sta attualmente testando un sistema giuridico di ormeggio alternato.
Per 5, 6 o 7 anni, l’ormeggio vietato nella zona 1 sarà invece consentito nella zona 2 e viceversa. Si può dunque affermare che il Parco Nazionale, è al tempo stesso strumento giuridico e gestionale, poiché le esperienze in esso condotte, sotto entrambi i profili, potranno essere successivamente applicati ovunque, in tutti gli altri spazi protetti come pure in tutte quelle zone in cui le collettività locali sono chiamate a gestire il proprio territorio.

Attività di pesca e esplorazione subacquea

Un’altra zona, anch’essa ben delimitata,pone invece il problema di coniugare l’attività di pesca tradizionale con l’attività di esplorazione subacquea dei fondali. A tale scopo, è necessario predisporre, a livello gestionale, una adeguata campagna informativa, redatta in tutte le lingue, a favore del pubblico che sbarca sull’isola. Tuttavia, questa informazione, fornita attraverso una serie di cartelli affissi sulla roccia, deve essere sufficientemente visibile e comprensibile da tutti, senza però violare il paesaggio. Inoltre, poiché questo tipo di segnaletica, marina richiede un notevole sforzo, in termini di personale, di materiale e di risorse finanziarie, il Ministero dell’Ambiente ha dovuto introdurre una tassa speciale, la tassa Barnier, in base alla quale ogni passeggero che sbarca a Port Cros è tenuto a versare il 3% del biglietto di trasporto a favore della gestione del Parco.
In effetti, l’informazione non può limitarsi a fornire elementi di carattere scientifico, ma deve soprattutto fornire uno strumento di sensibilizzazione e di scoperta di un luogo privilegiato, dal momento che, sul piano floro-faunistico la qualità del paesaggio offerto dal Parco, come da tutte le riserve terrestri o marine, è assolutamente unica.
In questo senso, si comprende perché ogni anno circa 1000 bambini partecipano da ogni parte dell’Europa alle iniziative organizzate nel quadro “Piano d’avventura” utilizzando lo spazio di Port Cros, il Parco Nazionale e la foresta di Port Cros come uno strumento per comprendere il funzionamento della catena alimentare.
Per concludere, si può dire che l’interesse di un Parco Nazionale sta nella funzione di laboratorio di ricerca e di scoperta il cui successo dipende dalla capacità dell’uomo di investire su di esso,coinvolgendo le popolazioni, le organizzazioni e le strutture locali in un quadro gestionale che consideri, al tempo stesso, la parte terrestre e quella marina.

di Philippe Robert
Dirigente del Parco Nazionale di Port-Cros (Francia)

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