… E Molti Problemi per L’assetto del Turismo

Non sono molti – anche tra gli addetti ai lavori – coloro che hanno avvertito, nel corso del complesso  (e confuso)  iter della legge finanziaria. Il pericolo derivante all’assetto della organizzazione pubblica del turismo, dall’ipotesi di soppressione del Dipartimento del Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Cerchiamo di riassumere la vicenda come si ricorderà – dopo  undici riedizioni – il Decreto legge che istituiva il Dipartimento e ne fissava le competenze, era divenuto legge con il n° 203 del maggio del 1995.

Si chiudeva (almeno così sembrava) la venticinquennale disputa Stato/Regioni culminata con l’abolizione del  Ministero del Turismo, deciso nel 1992 in seguito al referendum voluto dalle Regioni.

Il Governo Dini, ispirandosi a opinabili criteri di semplificazioni e di economia ma soprattutto, per  compiacere le rivendicazioni regionaliste, aveva  proposto, con il disegno di legge di accompagnamento alla Finanziaria, la concentrazione in un solo Ministero delle competenze statali in materia di Industria, Commercio, Artigianato, Agricoltura, Commercio Estero, Partecipazioni Statali e….infine Turismo.

Una specifica proposta che istituiva il nuovo “Ministero delle Attività Produttive” del resto era già passata al Senato, ed in attesa di esame da parte della Camera dei Deputati, quando sopraggiunse la fase finale della discussione parlamentare sulla finanziaria. A questo punto la confusione divenne totale: nella finanziaria fu inserita la previsione di spesa per il Ministero delle Attività Produttive non ancora costituito ed era scomparso ogni stanziamento riferito al Dipartimento del Turismo, i cui relativi fondi figuravano assegnati alle Regioni.

La disinvolta manovra è stata bloccata in extremis alla Camera dei Deputati, dove è stato giustamente ribadito il principio che qualsiasi mutamento all’assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione deve essere fatto di approfondito esame e non può essere inserito nelle pieghe della legge finanziaria.

La situazione pertanto è stata riportata allo status quo ante e presenta il seguente quadro, che tuttora resta non del tutto chiaro sotto il profilo delle risorse finanziarie assegnate al turismo:

  • rimane in vigore la legge n° 203/95 che istituisce il Dipartimento del Turismo e ne fissa le competenze ; le relative risorse finanziarie però sono state attribuite alle Regioni, per cui si ignora come il Dipartimento possa funzionare,
  • sembra ormai accantonata l’istituzione del super Ministero delle Attività Produttive, non gradito in pratica, neanche alle Regioni,
  • in Parlamento sono in attesa di esame tre proposte di legge, di iniziativa parlamentare, a suo tempo presentate per la riforma della legge quadro del turismo.

A completamento del panorama invero assai poco suggestivo, va ricordata la situazione dell’ENIT, per il quale è stato nominato nuovo Presidente il Commissario Straordinario già insediato, Amedeo Ottaviani, mentre il Consiglio di Amministrazione è stato designato con un decreto che inspiegabilmente  ha tardato  molto ad essere registrato. Per di più , la legge finanziaria ha previsto, in un primo momento, una dotazione per il 1996, di 38 miliardi , poi aumentati a 48,e, infine, decurtato del 20%.

Se una conclusione può trarsi da questa non edificabile vicenda, essa riguarda la conferma  della superficialità, della leggerezza  e (ci si passi il termine, riferito a un Governo di tecnici)  dell’incompetenza con cui le questioni riferite al turismo vengano trattate  dalla classe dirigente del nostro Paese.

Ora, mentre la situazione politica  sembra essere ad una svolta, dovrà fronteggiare con rinnovata energia i problemi economici del Paese, vogliamo ancora una volta sperare in una consapevolezza nuova dei problemi del turismo.

A tale proposito, ricordando le proposte di leggi esistenti in Parlamento, noi riteniamo che un utile lavoro potrà essere compiuto nei prossimi mesi, anche in coincidenza con il semestre di Presidenza italiana della UE che, tra l’altro, dovrebbe porre il problema dell’ingresso – a pieno titolo – della materia turistica fra le competenze  dell’Unione Europea.

Alcuni punti fissi dovranno, tuttavia, essere tenuti presenti: in primo luogo va chiarito che, pur nel rispetto delle competenze regionali, la gestione pubblica del turismo in chiave moderna esige un coordinamento centrale, non solo riguardo alla politica comunitaria, ma soprattutto in riferimento alla programmazione degli interventi pubblici nel settore.

In proposito sarà utile ricordare che più di una volta la Corte Costituzionale (per ultimo con la sentenza n° 425 del 6-12 settembre 1995) , se pur limitatamente  alla potestà di svolgere promozione all’Estero, si è pronunciata ribadendo l’esclusiva competenza degli organi dello Stato, di determinare ed attuare gli indirizzi in materia.

Tale esigenza non è in contrasto neanche con  l’eventuale – e, per ora, del tutto futuribile – riforma dello Stato  in senso federalista perché proprio le spinte più centrifughe  determinano, almeno per le questioni fondamentali, una richiesta di poteri e di indirizzi unificanti.

Detto questo, appare utile esaminare le proposte di legge di iniziativa parlamentare che affrontano iproblemi oramai incancreniti del turismo, non sapendo, che la legislatura  è appesa ad un filo, ma convinti che esse possono costituire una base per valutare gli orientamenti delle forze politiche.

Constatiamo, intanto, che le tre proposte prevedono tutte, in maniera più o meno accentuata, un maggior impegno dello Stato e presuppongono la sussistenza di un organismo centrale che operi come momento di sintesi e come punto di riferimento di tutte le attività – anche regionali – rivolto allo sviluppo del settore.

Delle tre proposte, la prima in ordine di tempo,  (presentata il 29/09/’94 da Galdelli ed altri) si propone lo scopo limitato di aggiornare la legge quadro del 1983, configurando con maggiore incisività compiti e dimensioni delle Aziende di Promozione Turistica (APT) e integrando la tipologia delle imprese turistiche.

La seconda proposta  (Carli  ed altri, presentata l’11/01/’95), intende, come si rileva dalla intitolazione, riformare la legislatura nazionale sul turismo e la riqualificazione delle imprese turistiche, Una proposta più organica, quindi, che dimostra, tra l’altro, il rilievo che il gruppo progressista federativa attribuisce al comparto turistico.

Le caratteristiche principali della proposta sono:

  1. l’attribuzione al Dipartimento del Turismo presso la Presidenza del Consiglio delle competenze statali in materia di indirizzo e coordinamento delle attività di programmazione delle Amministrazioni dello Stato, dei beni culturali, ambientali  e dei trasporti in quanto incidono sullo sviluppo del turismo, nonché l’attribuzione al Dipartimento delle relazioni internazionali in materia turistica. Al Dipartimento sono infine affidate le attività istruttorie e preparative per gli atti di indirizzo ai fini del coordinamento svolto dal Comitato Stato/Regioni in materia turistica.
  2. l’attribuzione al Ministero dell’Industria della gestione dell’incentivazione e del sostegno delle imprese e delle professioni
  3. l’istituzione di un Comitato Nazionale per il turismo, quale organo consultivo del governo.
  4. l’individuazione dello standard dei servizi di accoglienza ai turisti e la creazione di una carta del turista.

A nostro avviso, la proposta – che, nel complesso, appare una buona base di partenza per una soddisfacente regolamentazione  del settore – presenta due punti  criticabili:

  • la divisione dei compiti tra Dipartimento – cui spetterebbe l’attività inerente al coordinamento delle politiche di settore – e il Ministero dell’Industria che gestirebbe le attività di sostegno e la riqualificazione delle imprese.

Non ci sembra utile una frattura nell’attuazione di una politica generale per il turismo, mentre la creazione di una Direzione Generale del Turismo presso il Ministero dell’Industria per l’incentivazione alle imprese,  materia che appartiene alla competenza delle Regioni, può apparire una duplicazione burocratica e potrebbe generare conflitti di attribuzione l’istituzione del Comitato Nazionale consultivo ricorda esperienze negative del passato: le sedi per una attività di consultazione delle categorie interessate al turismo  non mancano, sinora è mancata la volontà di utilizzarle (pensiamo, ad esempio, al Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro).

L’ultima proposta, in ordine di tempo (Bono ed altri, del gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale) è stata illustrata in un Convegno organizzato a Roma con grande risonanza.

La proposta mira alla emanazione di una nuova legge quadro sul turismo e rielabora, pertanto, l’intera legislazione nazionale del settore. Dato lo spirito fortemente innovativo dei contenuti, il testo del progetto meriterebbe una analisi approfondita che non può essere svolta in questa sede. Rileviamo soltanto i tratti che ci sembrano più significativi:

  • l’istituzione presso il Dipartimento Turismo del Comitato per le attività turistiche (CAT) quale strumento di coordinamento dei vari livelli istituzionali operanti nel settore:
  • l’istituzione in ogni Regione di un Comitato (CRAT) con analoghi compiti in sede regionale:
  • l’istituzione delle AGETOUR (Agenzie regionali di promozione e sviluppo) in sostituzione della rete di APT, EPT e Aziende autonome ancora esistenti,
  • la realizzazione di Società anonime per la gestione di parchi turistici attrezzati, con compiti di programmazione nel territorio;
  • l’individuazione dei Comuni a vocazione turistica (in base a precisi parametri), con conseguenti benefici legati alla conservazione e qualificazione del patrimonio ambientale e culturale e alla sua promozione.

A queste norme, intese a realizzare un quadro istituzionale dell’organizzazione turistica radicalmente rinnovato, altre se ne aggiungono che riguardano le professioni turistiche, gli incentivi alle imprese e il finanziamento di un piano triennale 1995-98 con 1.000 miliardi per ciascun anno.

Concludendo, possiamo affermare che le idee e la volontà politica in Parlamento non mancano. Vi è da sperare che il lavoro parlamentare non risulti inutile – come è stato per le scorse legislature – e che il turismo rimanga perennemente “in attesa di riforme e di provvedimenti” adeguati alle esigenze sempre incalzanti.

di Aldo Agosteo

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