Lo spazio rivalutato
Negli ultimi anni si è diffusa tra gli imprenditori una più attenta considerazione delle potenzialità di reddito che derivano da una migliore organizzazione e sfruttamento della struttura ricettiva e gli spazi interni hanno assunto una importanza crescente per realizzare ulteriori margini di business, oltre a quello derivante dalla fornitura di “letti e cuscini”. Questa nuova concezione dell’azienda-albergo ha portato non solo al rinnovamento della cultura gestionale (si pensi al recupero della ristorazione soprattutto nei grandi hotel), ma ha inciso anche sulla filosofica progettuale, in parallelo con alcune tendenze già sperimentate in architettura.
Un antico aforisma cinese attribuito al saggio Lao Tsevissuto circa quattrocento anni prima di Cristo, attribuisce “allo spazio interno” degli oggetti una funzione essenziale , mentre la delimitazione esterna (il costruito) ha solo un valore strumentale. Lao Tse fa l’esempio dell’anfora – la cui funzionalità è data dall’area –e della ruota del rcarro, la cui struttura portante rappresenta solo il supporto materiale per consentire una funzione d’uso.
Da questa impostazione concettuale, a cui si è espressamente richiamato Frank Lloyd Wright intorno agli anni ’20, era già scaturito un interessante dibattito sulla progettazione architettonica, sul ruolo della facciata e dei volumi costruiti rispetto al valore , non solo d’uso ma anche simbolico, degli spazi interni e il “prodotto albergo”, inteso anche come luogo di sperimentazione progettuale non si è sottratto a questa dialettica, tanto più in una fase in cui l’utente di questo prodotto non è un soggetto spinto da una sola motivazione di consumo, ma – come dicono i sociologi – è sempre più un “turista plurimotivato”.
Per rispondere adeguatamente alla domanda del moderno viaggiatore, quindi, l’albergo deve meglio valorizzare il suo spazio interno per adeguarsi al continuo variare delle esigenze, sfruttando nei modi più opportuni ogni metro quadro di superficie edificata, senza perdere la sua identità.
Partiamo con l’analizzare le piccole strutture, albergo marino o montano, spesso inserite in un contesto urbanistico che ne impedisce un adeguamento dimensionale trattenendole nella tipologia tipica d’esercizio con aree comuni molto ridotte e senza ristorante dove, all’ingresso, vi è generalmente un piccolo spazio per la registrazione dei clienti ed una saletta bar spesso accessibile anche dalla strada: nella sua essenzialità, questo albergo cerca di presentare tutti i comfort e di rispondere al meglio alle richieste del turista di poche esigenze, concentrando in un solo ambiente lo spazio per la T.V., angoli conversazione e talvolta un’area per la prima colazione. Questo accostamento di funzioni diverse poteva essere accettato fino a qualche tempo fa, quando una risata non interrompeva un incontro di lavoro né distraeva dal programma televisivo, ma oggi tale sistemazione risulta inadeguata anche per un piccolo albergo a gestione familiare, in presenza delle diversità di motivazioni e percezioni del cliente. Per quanto riguarda gli esercizi di più ampie dimensioni, il discorso si amplia e si precisa: sarebbe impossibile tenere una conferenza in una sala nella quale giunga il vociare della sala ristorante o i rumori fastidiosi del traffico dall’esterno.
Ora, i moderni criteri progettuali consentono di rispondere a queste problematiche con la soluzione degli “spazi multifunzionali”.
In determinati periodi dell’anno molti alberghi possono essere utilizzati per convegni, corsi di studio, meeting ecc., ma gli ambienti adibiti a questo scopo devono presentare caratteristiche che li rendano perfettamente funzionali e adeguati; per la sala riunioni, ad esempio, occorrerà che sia separata dalle altre, in modo da avere una propria indipendenza anche per quanto riguarda porte e finestre, che sia protetta acusticamente per favorire l’attenzione dei partecipanti, che abbia una illuminazione globale irradiata da più fonti di luce piuttosto che da un solo punto al centro del soffitto, che sia dotata di attrezzature per la proiezione di immagini e per la diffusione sonora, oltre ad un cospicuo numero di sedie e tavoli adattabili ad usi differenziati sia per la ristorazione che per il meeting.
Anche quando si abbia disponibilità di diversi ambienti, non ha senso destinarli ad usi esclusivi, ma è consigliabile utilizzare arredi modulari che possono essere disposti liberamente, spostati con facilità e riposti in piccoli spazi, permettendo la rapida trasformazione di una sala riunione in una sala da tè o da ballo o in uno spazio predisposto per una sfilata di moda. Sarebbe impensabile , infatti – ed antieconomico – attrezzare permanentemente l’albergo per tutte queste funzioni poco ripetibili nel corso dell’anno, mentre è possibile adottare un sistema di pareti e soffitti mobili insonorizzati, da disporsi in maniera più adatta alle esigenze del momento, estendendo al massimo la flessibilità degli spazi interni. Con un sistema di strutture mobili si avrà un ottimale sfruttamento della globalità dell’edificio, ma le diverse sale temporanee per essere funzionali ed agevoli, dovranno assicurare l’accessibilità agli altri servizi che saranno ben adattati all’ambiente, la vicinanza con l’ingresso principale, propri punti di fuga.
In questo modo gli spazi interni di un albergo e le loro dimensioni saranno non solo idonei a soddisfare qualunque tipo di richiesta si presenti durante l’arco dell’anno o della giornata, ma avranno anche un forte impatto comunicativo. Sul piano dell’immagine e dell’identità dell’albergo, infatti, il profilo esterno e le facciate che plasmano lo spazio interno riescono a trasmettere significati di accoglienza molto meno degli ambienti interni, soprattutto di quelli contigui alla hall e quindi la percezione da parte del cliente dei valori qualitativi e delle potenzialità d’uso della spazialità interna risulta tanto più ricca e accattivante quanto più sia stata esaltata la multifunzionalità ed appaiono diversificate le prestazioni dell’azienda ricettiva.
Strutture esterne ed arredi appropriati, dunque, soni gli elementi “utilizzabili” – seguendo l’insegnamento di Lao Tse – per potenziare la funzione essenziale dello spazio interno a disposizione e per ampliare e rendere più flessibile lo stesso concetto di ospitalità alberghiera.
di Enrico Rosellini
